L’itinerario parte dal centro storico di Napoli e scende verso la Penisola sorrentina, con tappa agli scavi archeologici di Pompei e di Ercolano, sotto lo sguardo maestoso del Vesuvio e la carezza del mare, per poi proseguire tra gli scorci della Costiera amalfitana fino alle oasi di pace del Parco del Cilento e del Vallo di Diano con i templi di Paestum e la Certosa di Padula.

Da qui per le verdi montagne dell’Irpinia, si risale il Sannio verso la basilica di Santa Sofia, capolavoro di architettura longobarda a Benevento, fino a terminare in bellezza alla Reggia di Caserta con l’acquedotto Carolino e il borgo operaio e le seterie di San Leucio.

Più di venti secoli di storia, dalla Magna Grecia ai fasti settecenteschi dei Borbone. Uno scenario naturale unico al mondo. È il percorso tra i sei siti Unesco della Campania, regione con dieci “tesori” contando anche i quattro patrimoni immateriali dell’umanità. I Gigli di Nola, l’Arte del Pizzaiuolo napoletano, la Dieta Mediterranea e la Transumanza.

Meraviglie note fin dai tempi del Grand Tour tra il Settecento e l’Ottocento. Ma nel concentrato senza eguali per stratificazioni storiche e culturali del centro antico di Napoli, dal 1995 patrimonio Unesco tra i più estesi al mondo, ci sono ancora anfratti da scoprire: da Posillipo a Capodimonte, o nei pochi metri in via Tribunali, dove si passa dal culto delle “anime pezzentelle” alle voci liriche e ai suoni che arrivano dalle aule del conservatorio San Pietro a Majella e si diffondono in strada. Il cuore di Partenope è il regno delle pizze “a libretto” e dei maestosi portoni dei palazzi della nobiltà, come quello di Diomede Carafa con la copia del cavallo di Donatello. È la scoperta del Cristo Velato e dei sette musei di via Duomo, del culto di San Gennaro e delle mille chiese, dei presepi di San Gregorio Armeno, del teatro romano nel cortile di un condominio. Non distante da dove un tempo viveva la comunità degli alessandrini, in un bar c’è il “capello sacro” reliquia di Diego Armando Maradona.

E se a Pompei hanno riaperto la Villa dei Misteri, con i suoi splendidi affreschi e il Lupanare, con le stanzette utilizzate dalle prostitute, a Ercolano da non perdere sono la mostra sugli ori e la passeggiata verso il litorale.

Da vedere Villa Regina a Boscoreale;  a Castellammare di Stabia oltre a Villa Arianna e Villa San Marco, imperdibile il Museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”,  aperto nelle sale del Palazzo Reale di Quisisana che custodisce eccezionali affreschi romani di altissimo valore storico.

Spostandoci in Terra di  Lavoro abbiamo la famosissima Reggia  di Caserta, patrimonio Unesco dal 1997, voluta nel 1752 da Carlo di Borbone per competere con la grandeur di Versailles e de La Granja, fu progettata da Luigi Vanvitelli.

L’Acquedotto Carolino alimenta le fontane del parco, 120 ettari con il Giardino Inglese e l’Aperia. A San Leucio molto suggestivo il Museo della Seta con le macchine d’epoca funzionanti.

Sempre nel 1997, arriva il riconoscimento Unesco per la Costiera amalfitana, trenta chilometri di   montagne sul mare già  cantati  da  Boccaccio, il Duomo  della potente Repubblica Marinara di Amalfi, i borghi nascosti e la Valle delle Ferriere, Villa Rufolo a Ravello e i terrazzamenti.

Il più grande complesso monastico dell’Italia meridionale è la Certosa di San Lorenzo, a Padula, con la scala elicoidale dai gradini monolitici. Si trova nel Vallo di Daiano, Parco del Cilento, la grande riserva naturale con il mare e i monti Alburni, “sede eletta” della Dieta mediterranea, colonia greca con il parco archeologico dei templi di Paestum e gli scavi di Elea-Velia, patria della scuola di filosofia presocratica di Parmenide e Zenone.

La Basilica di Santa Sofia a Benevento è entrata nella lista Unesco dieci anni fa. È una delle più importanti testimonianze nei domini longobardi nell’Italia centro-meridionale. Risale al 758, la pianta si ispira all’omonima chiesa di Costantinopoli. La visita apre le porte ai tesori delle aree interne della Campania.